Congregazione Povere Serve della Divina Provvidenza

- Alto S. Nazaro, 1 - 37129 Verona - Italia -

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Il nostro nome
(dalla Lettera di S. G. Calabria alle Sorelle, in occasione dell'approvazione diocesana, l'8 dicembre 1951 - Festa dell'Immacolata)
Siate non di nome soltanto,
ma in pratica vere
"Povere Serve
della
Divina Provvidenza".

Il nome vi associa all'Opera dei Poveri Servi; e giustamente, perché la vostra e quella dei Poveri Servi non sono due Opere, ma un'Opera sola. Infatti sono nate e sono cresciute di pari passo, si completano a vicenda; entrambe sono scaturite dal sacro Costato di Gesù Crocefisso, ed hanno il medesimo Fondatore, Dio; il medesimo Padre che lo rappresenta, messo dalla divina bontà e misericordia a Casante e custode dell'Opera, sebbene tanto povero e meschino, anzi appunto per questo, affinché meglio si manifesti che nell'Opera, chi fa è il Signore. Fratelli e Sorelle devono meglio poi avere il medesimo spirito, come hanno l'identico programma: "Cercate in primo luogo il Regno di Dio e la sua giustizia, ed avrete tutte le altre cose in aggiunta".

Ma poco importerebbe il nome, se non ne viveste le virtù dal nome stesso indicate, e in esso quasi compendiate. Quindi quanto so e posso vi raccomando la povertà e lo spirito di povertà.

Studiate e imitate la povertà di Gesù a Betlemme, a Nazareth, sul Calvario e nella SS.ma Eucaristia, dove si è spogliato assolutamente di tutto, fino ad apparire non più "qualcuno", ma semplicemente "qualche cosa". Gloriatevi di essere povere, e dite a voi stesse: "Quello che è buono per Gesù. è buono anche per me!". Sopportate quindi volentieri e amate le privazioni della povertà; sarebbe un controsenso professarsi poveri e pretendere che nulla manchi.

Siate povere in tutto: nell'abitazione, nel vitto, nel vestito. Voi non avete un vestito strettamente religioso; ma ricordatevi che non è l'abito, né la corona e il Crocefisso che fanno la buona religiosa, bensì la santità della vita.

Non lasciatevi trasportare dalle esteriorità e dalle apparenze; cercate la sostanza delle sode virtù.

Siate umili; riconoscetevi serve inutili, incapaci di qualsiasi bene con le sole vostre forze, immeritevoli delle grazie del Signore, per la vostra poca corrispondenza, per tante mancanze e miserie. Siate contente di tutto, amate il nascondimento; le vostre preferenze siano per l'ultimo posto, "buseta taneta", ama nesciri et pro nihilo reputari! Se Gesù vi vedrà così umili e nascoste, si avvicinerà a voi, e vi adopererà, ponendovi anche, se a Lui piace, sul candelabro; ma soprattutto, quale ricompensa in Cielo, dove gli ultimi saranno i primi!

Siate serve; è proprio del servo non fare mai la propria volontà, ma solo e sempre la volontà del padrone. Ora voi sapete a quale munifico Padrone servite, che non lascia senza ricompensa neppure un bicchier d'acqua dato in suo nome a chi ha sete. Servite poi ad un Padrone che è insieme l'ottimo fra tutti i Padri; il vostro, quindi, non è il servizio di un mercenario qualunque, ma quello proprio dei figlioli. Prestate servizio ad un Padre così buono con gioia, con generosità, disposte a tutto, come cenci, come creta, senza testa: ecco il vero spirito delle Povere Serve.

Caratteristica del servo è poi anche la fedeltà.

Siate fedeli, anzi fedelissime a tutti i vostri doveri, grandi e piccoli, se piccoli si possono chiamare, mentre tutto è grande nel servizio di Dio; il valore delle azioni, ricordatelo bene, non dipende dall'apparato esterno più o meno appariscente, ma dallo spirito e dalle interiori disposizioni con cui si fanno.

Né siate fedeli per qualche tempo soltanto, bensì per tutta la vostra vita perché il premio è promesso a coloro che avranno perseverato fino alla fine. Se sarete così, sarà veramente ricca di meriti la vostra vita, preziosa la vostra morte, e meriterete di sentire quelle consolanti parole: "Euge, serve bone et fidelis... Suvvia, serva buona e fedele, perché fosti fedele nel poco, entra nel gaudio del tuo Signore".

Siete poi le Povere Serve della divina Provvidenza.

Sac. J. Calabria

Profilo spirituale
tracciato dal Fondatore

 

Verona, 11 febbraio 1945

 

Dinanzi al mio Crocefisso, per trovarmi tranquillo sul letto di morte e dover rendere conto al divin tribunale, mi sento di scrivere alcune cose, per fissare brevemente il piano, lo spirito e il programma delle Sorelle.

1. L'Opera delle Sorelle, sorta di pari passo con quella dei Fratelli, l'ha fatta il Signore, Egli ne è propriamente il divino Fondatore, ed ha per base e fondamento il grande programma: "Cercate in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia e avrete in aggiunta tutte le altre cose".

2. L'Opera delle Sorelle deve avere per primo e principale scopo quello di coadiuvare il ramo maschile, disimpegnando nelle varie Case gli uffici più propri della donna: cucina, guardaroba, lavanderia.

3. Ne consegue, e mi pare sia questa la precisa volontà di Dio, che l'Opera delle Sorelle, pure conformandosi alle esigenze e prescrizioni dei sacri Canoni, non deve considerarsi del tutto a sé, staccata e diversa dall'Opera dei Fratelli; anche le Sorelle hanno il medesimo Fondatore che è Dio, lo stesso Padre che lo rappresenta quale custode e Casante di tutta l'Opera, il medesimo spirito, analoghe finalità e regole di vita, uguale programma.

4. Se le Sorelle saranno fedeli a questo spirito, la divina Provvidenza affiderà ad esse altre opere di carità e di apostolato. specialmente a favore di fanciulle e giovinette povere ed abbandonate o comunque pericolanti, salvo sempre restando lo scopo primario di assistenza nelle Case dei Poveri Servi.

5. Anche le Sorelle come i Fratelli non abbiano nessun abito strettamente religioso; vestano come buone donne di civile condizione. Il loro distintivo sia la virtù, il contegno modesto, espressione di un interiore bene ordinato, di un'anima unita a Dio e piena di Lui.

6. Si chiamino, in analogia dei Fratelli "Povere Serve della Divina Provvidenza"; e procurino che il loro nome sia praticamente vissuto, nell'esercizio delle virtù in esso compendiate: povertà, umiltà, modestia, riservatezza, laboriosità, spirito di sacrificio, come cenci, senza testa, buseta e taneta, spirito di abbandono in Dio e alla sua paterna Provvidenza.

7. Nesstna dote sia richiesta per la loro accettazione; ognuna porti con sé quello che le compete di diritto.

8. Il Noviziato duri due anni, oltre il Postulandato; cominci con la consegna del Crocefisso che le Novizie porteranno fino alla prima Professione; i voti siano temporanei come quelli dei Fratelli; le pratiche di pietà non siano eccessive, dovendo le Sorelle condurre vita laboriosa, come a poveri si conviene.

Non trascurino tuttavia la vita interiore, alla quale anzi daranno grandissima importanza, essendo fulcro e fondamento della perfezione cristiana e religiosa.

9. Caratteristica delle Sorelle sia la carità e l'unione dei cuori. Si amino a vicenda nel Signore, siano una cosa sola fra loro e con i Superiori, così da edificare le anime che avvicinano. meritando la lode che veniva data ai primi cristiani: "Guardate come si amano"!

Quanto so e posso raccomando l'osservanza della clausura e il massimo riserbo nel trattare con i Sacerdoti e i Fratelli, e in generale con le persone d'altro sesso.

10.  Sento che lo Spirito Santo darà lumi e grazie tutte particolari alla Superiora Generale delle Povere Serve, e per conseguenza raccomando di tenere in molta considerazione e far molto conto di quanto ella dice e consiglia, non solo nelle ordinarie contingenze della vita quotidiana, ma particolarmente nelle riunioni consiliari, quando ci sono delle decisioni importanti da prendere.

In tali riunioni si invochi fin da principio l'aiuto e l'assistenza dello Spirito Santo affinché, evitando le vane e inutili discussioni, si trattino gli interessi della Congregazione unicamente nella luce divina, senza nessuna preoccupazione che prevalga l'opinione di questa o di quella Sorella Consigliera, ma cercando solo ciò che si crede possa maggiormente piacere al Signore.

11.  Quello che non è lecito ai Fratelli, non è lecito alle Sorelle: come promuovere questue, pesche di beneficenza, fare della pubblicità a scopo di qualche materiale vantaggio.

12.  Le Sorelle si tengano onorate di servire il Signore nei Sacerdoti e nei Fratelli; indirizzino preghiere e sacrifici per la loro santificazione, e siano disposte di andare dovunque il Signore le chiamerà, in qualunque luogo ed ufficio, umile od alto che sia.

In C. J.

Sac. J. Calabria

Così siamo nate

(Dal libro: Dilette Sorelle nel Signore...
San Giovanni Calabria
alle Povere Serve della Divina Provvidenza
A CURA DI MARIA PALMA PELLOSO E LUIGI PIOVAN)

 

 

 

 

“Fu il Signore, senza ch’io vi pensassi che per mezzo di varie circostanze mi ha spinto, dirò quasi costretto dolcemente, a raccogliere pie donne che si sentissero di coadiuvare i Fratelli nelle mansioni più proprie del vostro sesso, a vantaggio delle povere creature abbandonate, raccolte nei padiglioni della divina Provvidenza”.

Così scriveva don Calabria alle Sorelle, in occasione degli Esercizi Spirituali nel 1946, ricordando i momenti iniziali di vita del ramo femminile della Congregazione.

Fin dai primi anni in cui aveva iniziato ad accogliere alcuni bambini abbandonati, aveva sentito la necessità della presenza premurosa e materna della donna, per coadiuvare i Sacerdoti e i Fratelli, occupandosi delle mansioni domestiche e, soprattutto, per dare quell’amore che solo un cuore di mamma nutre e sa dare a chi di mamma ha proprio bisogno…

Circostanze provvidenziali e, soprattutto, un atto di obbedienza di don Calabria al Vescovo di Verona, permettono l’avvio del ramo femminile.

Scrive don Calabria:

“La prima cellula delle Sorelle dei Poveri Servi venne dalle Suore della Misericordia, allora Superiora Generale Suor Mondin, che a nome mio domandò alle suore chi voleva spontaneamente aiutare la nascente Opera dei Poveri Servi, e molte risposero. Furono scelte una o due a S. Giovanni in Valle con la Sorella De Battisti, vera Serva di Dio, là le Suore, con il permesso di Mons. Ciccarelli loro Superiore, in silenzio lavoravano” (* 5914, non datato).

Angelina De Battisti, sentendosi attratta dallo spirito di radicalità evangelica vissuto nell’Opera di don Calabria, aveva sentito forte la vocazione di seguire il Signore in questo particolare servizio al prossimo bisognoso. Il 17 aprile 1910 andò ad abitare in una casa sita nella parrocchia di S. Giovanni in Valle, offerta dal Vicario di quest’ultima, don Bonometti.

Fu questa la prima casa dove, grazie all’aiuto di qualche Suora della Misericordia, iniziava il disegno tracciato dalla Provvidenza per le Sorelle.

Come evolvono gli eventi è lo stesso don Calabria a narrarcelo.

«Un giorno venne da me Mons. Ciccarelli e mi disse: “Don Giovanni, con mio dispiacere devo dire che il Cardinale [Vescovo di Verona Bartolomeo Bacilieri] non vuole le Suore così libere fuori dal loro posto”. Lo ringraziai e subito sono andato dal Cardinale il quale mi chiede lo stesso ordine. Ubbidii, ma subito chiesi a Sua Eminenza: “E se alcune buone donne si unissero insieme per lavorare accanto ai Fratelli, lei sarebbe contento?”. “Approvo e benedico”, rispose. E così nacquero legittimamente, con la santa benedizione del Signore, le Sorelle dei Poveri Servi» (o. c.).

Dunque le Sorelle nascono proprio da un atto di obbedienza, benedetto dal Vescovo e dal Signore!

Alla Sorella De Battisti ben presto si aggiungono altre Sorelle e si rende necessario ricercare una casa un po’ più spaziosa. Ai piedi di S. Zeno in Monte, nel frattempo, si rende libera una casetta di proprietà dei conti Giusti, che don Calabria aveva preso in affitto per accogliere, in un primo momento, i ragazzi in difficoltà. Sarà questa la nuova dimora delle Sorelle, una casetta che esse chiameranno: piccolissima Casa di Nazareth. Il 13 dicembre 1911 sette Sorelle emettono i voti privati nelle mani di don Calabria.

Povertà, lavoro, preghiera e abbandono alla divina Provvidenza scandiscono la giornata di queste prime Sorelle, così umili, laboriose e disposte a farsi “lavorare” dal Signore. Nel 1914 le Sorelle sono 9 con tre bambini accolti e si ripresenta ancora il problema dello spazio. Circostanze provvidenziali permettono a don Calabria l’acquisto di una casa e di un piccolo appezzamento di terreno sul lato nord di S. Zeno in Monte: Casa San Benedetto, dove l’8 dicembre 1914 le Sorelle entrano per abitarvi. Don Calabria va pensando in cuor suo di dare configurazhone giuridica a questo ramo dell’Opera e incarica la Superiora, Sorella Maria Galbusera, di scrivere le Regole per la Comunità.

Alla cura dei bambini che le Sorelle ospitano si aggiunge anche l’aiuto nella cucina e nella lavanderia dei Fratelli, nella Casa di S. Zeno in Monte.

Nel 1919 i bambini accolti raggiungono la novantina e davvero le Sorelle non sanno più dove sistemare i loro lettini. Si rende necessario un trasferimento in uno spazio più capace. All’inizio del 1920 le Sorelle con i bambini vengono trasferiti ad Este, in una Casa lasciata in eredità a don Calabria da un sacerdote del luogo.

Accanto ai bambini più piccoli vengono accolti anche i più grandicelli, ma la coabitazione di bambini di età diverse crea alcune difficoltà. Don Calabria allora decide di trasferire i bambini più piccoli con alcune Sorelle presso la comunità di S. Michele Extra: ciò avviene il 28 dicembre 1923. Qui esse rimarranno per circa 6 anni fino a quando i bambini piccoli, raggiunta l’età adolescenziale, sarebbero stati affidati alle cure dei Fratelli.

Purtroppo sorsero gravi difficoltà circa la Casa di Este, poiché la Curia di Padova impugnò la validità del testamento del sacerdote donatore e la proprietà passò quindi alla Curia. Veniva così tolta quella Casa a don Calabria: è il 1928.

Fu una profonda sofferenza! Così egli scrive nel Diario il 28 maggio 1927:

“In questo mese, tanto caro alla Madonna e tanto vantaggioso per le anime, ho sofferto più del solito. Spero nella bontà e misericordia divina. Dopo 7 anni di dolori e di prove la casa di Este che la Provvidenza ci aveva dato in modo tutto particolare, ci fu tolta. Dominus dedit… Che tutto sia per la maggior gloria di Dio e bene delle anime. Dio è giusto e sa trattare da Dio le sue Opere. Fiat, fiat”.

Le Sorelle lasciano Este già sul finire del 1923, poiché don Calabria, quando sorgono le prime difficoltà, viene nella decisione di trasformare maschile la comunità della Casa.

Alcune Sorelle vengono mandate nelle comunità già esistenti di Costozza e S. Zeno in Monte, mentre altre iniziano nuove comunità a S. Michele Extra, all’Ospedale dei Pilastroni di Brescia (un manicomio dove le Sorelle si occupano del guardaroba e della cucina: qui vengono mandate anche le Novizie e vi rimarranno fino al 1926) e, per un biennio, in Curia a Verona.

Vengono mandate a casa tutte le Sorelle che non hanno lo spirito dell’Opera o che non sono adatte alla vita comunitaria.

Il dopo Este rappresenta dunque per le Sorelle un momento alquanto difficile, di “dispersione” massima. Eppure, dalle testimonianze e dalle loro lettere di questo periodo traspare un profondo spirito di abbandono, di sacrificio, di fiducia e di… unità.

Esse, che non avevano in quel momento un loro habitat, riuscirono a trovare un’unità di spirito meravigliosa: si sentivano Famiglia, unita nel cuore paterno di don Calabria!

Questi soffre nel vederle così provate, ma è certo che il sacrificio delle Sorelle avrebbe portato grandi benedizioni all’Opera tutta.

È un momento “forte”, di profonda verifica personale e generale da parte delle Sorelle: un periodo difficile, intenso, sofferto, ma destinato a sfociare in una… rinascita di vita.

A partire dal 1927 si parla infatti, nella storia delle Povere Serve, di rinascita: da questo momento in poi le Sorelle, grazie anche al concretizzarsi del desiderio di don Calabria di provvedere per loro una Casa Madre (la Casa di S. Toscana, dove esse si stabiliscono nel 1934), condurranno una vita di maggior stabilità, che conoscerà tappe importanti quali l’Approvazione diocesana nel 1952, definita da don Calabria: il “sigillo della volontà di Dio”. Nelle difficoltà e nelle prove dei primi momenti di vita di questo ramo femminile, don Calabria intravide sempre i chiari segni della volontà di Dio.

La fiducia in questa sua certezza e l’abbandono totale nella divina Provvidenza furono il segreto vincente delle “prime Sorelle… vere sante”.

 

[1] Questi brevi cenni sono stati presi dallo studio Le Sorelle, Verona 1986, uso manoscritto di Sor. A. M. Canteri, che ha gentilmente revisionato queste note.