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Congregazione Povere Serve della Divina Provvidenza

- Alto S. Nazaro, 1 - 37129 Verona - Italia -

(0039 0458007220)

Verona, 20 ottobre 2019

Giornata Missionaria Mondiale

 

Come tralci fecondi della Vite Vera!

 

Carissime Sorelle nel Signore,

     la gioia e la pace siano nei nostri cuori e manifestino che siamo figlie del Padre!

Abbiamo da poco celebrato la solennità del nostro Santo Fondatore, don Giovanni Calabria: è stata un richiamo forte alla santità. Tutti siamo chiamati alla santità della vita, da ricercare ogni giorno personalmente e insieme come comunità. Nel ventennale della sua canonizzazione, domandiamo la grazia di una nuova primavera di Santità, per noi Sorelle e per tutta la Famiglia Calabriana!

Don Giovanni così si esprime in una lettera rivolta agli Ex allievi: «Miei cari figlioli, quante cose vorrei dirvi! ma sarei troppo lungo. Compendio tutto in una parola: santità. Ciò che salva gli uomini e il mondo è la santità, nient'altro che la santità. Essa consiste non nel far miracoli, trasportare monti, guarire malati, risuscitare morti; consiste unicamente nel compiere la volontà del Signore, nell'osservare la divina Legge. Tutti dunque possono, tutti debbono essere santi».[1]

     Pertanto, Sorelle, facciamoci sante non cercando mezzi straordinari, ma approfittando di quelli semplici e ordinari che la vita quotidiana ci offre: l’ascolto della Parola e la comunione Eucaristica, che ci aprono alla relazione con il Padre, attraverso il Figlio, nell’Amore dello Spirito Santo; e poi la vita concreta “in Cristo”, che si traduce nel dono di sé, fino a consegnare tutto di noi ai fratelli e sorelle che vivono con noi e nella missione a noi affidata. Lungo la strada possiamo incontrare ostacoli e sperimentare anche “la propria miseria e quella degli altri”. Don Calabria usava tutto come sgabello per innalzarsi verso la divina Misericordia[2] e per unirsi ancor più al suo prossimo, a cui chiedere e offrire perdono!

     Anche Papa Francesco ci ricorda che la nostra vita ha una sola meta, la santità: «Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione… Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr. Gal 5,22-23). Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza che procede dall’amore del Signore…»[3]

     Ci stiamo avviando verso la celebrazione dei XII Capitoli delle nostre Congregazioni. Facciamo memoria del punto da cui siamo partite e di alcune tappe che hanno caratterizzato il nostro percorso e di quello che, d’ora in avanti, ci preparerà agli eventi che ci aspettano.

     All’inizio del sessennio ci siamo proposte come obiettivo quello di diventare sempre più “comunità mistiche” capaci cioè di incontro, di relazione con il Signore e con gli altri. Unite alla Vite Vera e tra noi, possiamo portare frutto amando quelle periferie del mondo dove il Padre e la missione ci inviano. Il Messaggio di metà sessennio ci richiamava, nella prima priorità, la necessità essenziale di vivere la relazione con Dio Trinità, perché diventi stile di relazione con l’altro, adoperandoci perché ogni comunità sia il luogo dove ciascuna può approfondire l’esperienza di Dio come Padre. Infatti riusciamo a vivere da figlie solo se siamo unite al Padre, per Cristo, nello Spirito Santo; se le nostre comunità sono luoghi di comunione, se le nostre relazioni parlano il linguaggio della comunione che riceviamo da quell’Amore che ci viene donato dalla Trinità che vive in noi. Solo così la nostra missione sarà veramente apostolica, portatrice del Vangelo e promotrice di vita per tanti fratelli impoveriti e umiliati.

     La nostra riflessione sul tema del XII Capitolo, verso cui stiamo avanzando, “la profezia della comunione”, ci chiede con forza di avviare in noi un nuovo impegno di conversione che può realizzarsi solo attraverso una rinnovata e profonda relazione con Cristo. La comunione diventa di conseguenza il primo dono da accogliere, ma anche il nostro obiettivo, quali figli e figlie di Don Calabria. Tutta la vita di santità di San Giovanni Calabria, infatti, è stata vivere a servizio dell’unità e della comunione.

     La preparazione che si sta attuando in tutte le Delegazioni coinvolgendo Fratelli, Sorelle e i laici ha scelto come mezzo principale per il dialogo il racconto e la condivisione di esperienze personali del Carisma. Questo strumento si sta rivelando un mezzo efficace per riconoscere le meraviglie della grazia di Dio che opera nella Famiglia Calabriana di ieri e di oggi. La nostra storia rivela un Carisma vivo, attuale, efficace e fecondo. Ma non solo. Il raccontarsi e il condividere rivela anche quello che ha ancora bisogno di purificazione, le ombre che ancora offuscano il Carisma e che ci impediscono di testimoniarlo con radicalità e profezia.

     Partecipare come Sorelle e favorire la partecipazione di tutta la Famiglia Calabriana è importante per attuare lo “stile sinodale”, che desideriamo abbracciare su indicazione di Papa Francesco. È lo stile di vita dei discepoli del Risorto che camminano insieme perché sono parte di un’unica famiglia, stile che si fa ascolto reciproco di tutti, dove non prevale la voce di qualcuno, ma la ricerca dell’unità, intesa come bene essenziale da salvaguardare mediante un discernimento fatto insieme. Quanto aiuterebbe le nostre comunità assumere questo stile fraterno e di corresponsabilità, che ci spinge ad uscire dal nostro individualismo egocentrico e ci apre a relazioni gratuite e mature.[4]

     Infine, in questo mese di ottobre, Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà. Scrive nel suo Messaggio: «Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo… ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione… Nessuno è insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, ... si dona all’altro e vive relazioni che generano vita».[5] In questa prospettiva evangelizzatrice del mettersi in movimento per generare vita, ringraziamo la Provvidenza per aver suscitato nei nostri Fratelli il coraggio di realizzare una nuova apertura missionaria in Papua Nuova Guinea. Così il Casante annunciava l’evento: «Il giorno 7 settembre, accompagnati dal Vicario Generale don Luciano Squizzato, sono partiti i primi missionari Poveri Servi verso la Papua Nuova Guinea, per iniziare la nostra presenza nel quinto continente». Auguriamo ai nostri Fratelli Sacerdoti missionari in Papua NG una buona missione. Portino con loro la certezza che anche noi Sorelle li sosteniamo con la preghiera, l’offerta e l’affetto.

     Tutto questo ci entusiasma. Anch’io desidero spronare me stessa ed ogni Sorella a ravvivare il senso profondo della propria consacrazione, che è la missione: vivere vibrando di zelo apostolico, disposte a tutto, avendo “di mira solamente le anime! Anime, anime!” come la santità di Don Calabria ci trasmette. [6]  Ringrazio tutte Voi Sorelle che, animate da questo spirito, condividete nella gioia e anche con sacrificio il dono della fede ricevuto, toccando la carne dei poveri, consumandovi nella fraternità, testimoniando insieme ai nostri Fratelli, alle Sorelle Missionarie dei Poveri e a tanti laici, nelle comunità dove siete presenti, la paternità provvidente di Dio Padre e la profezia dell’essere insieme, Opera, Famiglia di don Calabria nella Chiesa.

Affidiamo a Maria il cammino missionario dell’Opera con le parole di Papa Francesco: «A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù, missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio».[7] Si realizzi anche per ciascuna di noi quanto lo Spirito Santo ha realizzato in Maria e a tutte il mio abbraccio e il mio saluto fraterno nel Signore! Pregate per me.

 

 

 

[1] G. CALABRIA, Lettere agli Ex Allievi, Pasqua [13-4] 1952, doc. n. 4791.

[2] Cfr. G. Calabria, Diario, 29 marzo 1916: «Sulla mia miseria mi faccio sgabello per venire a voi [Gesù]».

[3] Papa Francesco, Gaudete et exultate, 14, 15.

[4] Vedi “In Famiglia n. 190” Lettera della Madre.

[5] Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019, 9 giugno 2019.

[6] G. CALABRIA, Lettera a Don S. Pellizzer, 1940: «Anime, anime, anime: ecco il nostro programma, ma le anime costano, ma le anime si salvano con la santità, con la croce, con la carità, con l'umiltà, con l'essere uniti a Gesù per mezzo della vita interiore, camminando, lavorando soffrendo con lo sguardo al cielo». Doc. n. 356.

[7] PAPA FRANCESCO, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2019, 9 giugno 2019.