Congregazione Povere Serve della Divina Provvidenza

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In Famiglia n. 186   

LETTERA DELLA MADRE

 

Verona, 4 novembre 2018

Centenario della morte di Sor. Lavina Perez

 

… sentire la Sua voce …

 

Carissime Sorelle nel Signore,

la gioia e la pace siano nel nostro cuore!

Vi scrivo dalla comunità del Kenya, “Nyumba Riziki ya Mungu” che tradotto dalla lingua locale significa “Casa della Divina Provvidenza”. Infatti, dopo l’ampliamento, la casa si presenta come un grande segno dell’amore provvidente del Padre, perché ora l’abitazione consente alle giovani che vivono nella comunità di risiedere insieme alle Sorelle.

È un dono della Provvidenza anche il poter celebrare oggi, insieme alle Sorelle di questa comunità, in comunione con la nuova comunità di Dhenkanal (Odisha-India) che porta il suo nome e con tutte le Sorelle della Congregazione, il ricordo della Sorella Lavinia Perez, nel centenario della sua morte, avvenuta a Verona il 4 novembre 1918.

In questi giorni sarà divulgato un fascicoletto con la sua biografia e alcuni suoi scritti. A lei dobbiamo il radicarsi del primo nucleo della nostra Famiglia Religiosa per essere la seconda Sorella venuta a farne parte e per essere stata alla scuola di don Calabria proprio nel nascere dell’Opera. Sorella Lavinia può esserci di esempio nella santità della sua vita donata tutta a Dio nella semplicità e nel nascondimento, non per aver compiuto cose straordinarie, ma per aver vissuto con amore straordinario. Abbiamo alcuni scritti che rivelano la sua maturità spirituale. Per ricordarla insieme riportiamo dei brevi e significativi stralci che sono un invito, ancora oggi, a vivere all’altezza della nostra vocazione:

«Giocare l’anima mia.

Per me, chiamata per grazia speciale a seguire Gesù, nella strada più perfetta, questa frase deve suggerire dei pensieri santi. Il mondo cieco, che par non conosca l’importanza di salvare l’anima e non ci pensa e procura al corpo, alla vita, ai desideri tante soddisfazioni e non è mai sazio, perché la sua sete cresce sempre cercando quaggiù una felicità che lo fa inquieto, questo mondo gioca l’anima come un ubriaco, uno spensierato gioca i denari e tenta il colpo della fortuna aspettando che porti una vincita o una perdita. Per me, per noi, giocare l’anima con fede, vuol dire salvarla. Corriamo in cerca dell’unione con Dio, questo incontro, questa pace completa bisogna ottenerla con fatica. Il gioco di salvare l’anima si deve fare con la furberia dei santi, ma senza essere sante, con i lumi che Dio ci dà: con la grazia speciale d’averci messe in questa Casa, ove le cure di Dio, sono cure speciali e le nostre piccole fatiche sono ricompensate con aiuti speciali, possiamo avviarci nella strada che conduce alla meta felice».[1]

            «In questa Casa in cui mi ha chiamata, vuol farmi sentire la sua voce; mi rende facile quello che non avrei potuto superare per la mia natura; mi fa trovare delle difficoltà, alle volte immaginarie, per concedermi nuovi doni. Quando mi allontano dalla strada che mi ha tracciato, che è quella dell’umiltà e della retta intenzione, allora mi punge con i suoi dolci rimorsi. Qui dev’essere Dio che lavora nell’anima mia e per rendermi più facile questo lavoro, mi ha tolto tutto il gusto di casa mia e delle cose passate. Qui il mio torpore viene scosso anche dal buon esempio delle Sorelle che vivono temendo di non servir bene il Signore. Ecco che la Casa di Gesù, Giuseppe e Maria deve essere di esempio a noi; vita nascosta in Dio per lasciarci lavorare come Lui vuole».[2]

            « La mia vocazione. Potevo coltivare con maggiore energia. Il Signore poteva togliermela per la mia poca corrispondenza. Sento che è il lasciarmi immergere nella volontà di Dio, per lasciar fare a Lui tutto, e mi manca tanto! Per poter commuovere le anime alla fede, bisogna che viva di fede io. Ce ne sono tanti dei momenti nel giorno in cui posso vivere di fede! La mia vocazione è una grazia grande, dovrei vivere e far tutto con più impegno, perché eletta ad una vocazione santa».[3]

«Abbandono: Virtù specialissima della Casa, a cui devo arrivare per esser cambiata: non è abbandonare tutto, ma è mettersi nelle mani, nella volontà di Dio, sicura che in quelle mani, in quella volontà, farò quello che dovrò fare. Se qualche cosa succede di bene, abituarmi a meravigliarmene e crederla cosa fatta da Dio. Senza la virtù dell’abbandono non avrò il vero spirito della Casa».[4]

            «Sono stata messa qui per esser di quel numero, onde si possa vedere che l’ignoranza, l’egoismo, il cuor freddo, tutto ciò che è in me di brutto, può essere cambiato. Non c’è scusa per non farmi santa».[5]

Il giorno dopo il decesso, Don Giovanni celebra la Santa Messa «per la Sorella Lavinia morta ieri alle 6,30», e aggiunge questa annotazione sulla Sorella: «La sua vita si compendia tutta nella pratica dell’umiltà e obbedienza». In occasione del trentesimo anniversario dalla morte scriveva, dopo aver presieduto al Sacrifico Eucaristico: «Pro defunta Sorella Lavinia Perez. (30º della morte) 4-11-18. Sorella modello. Prega, prega. Ora pro nobis».

            Ci uniamo all’invocazione del nostro santo Fondatore per chiedere l’intercessione di Sorella Lavinia e guardiamo a lei come modello di vita consacrata a Dio e all’Opera. Sor. Lavinia ci ottenga di progredire nel cammino verso la santità, di perseverare con amore e fedeltà nella scelta abbracciata di seguire Gesù mediante la consacrazione di tutte noi stesse.

Tra non molto saremo chiamate a rinnovare il nostro “SI” al Signore che ci ha fatto “sentire la Sua Voce” come l’ha fatta sentire a Sor. Lavinia. È nell’ascolto di una Voce che ci conduce, è nella relazione sempre più personale e profonda con Colui che ci parla, che anche tutto ciò che in noi non è autentico ed evangelico, può trasformarsi in santità…

Con grande umiltà e consapevolezza prepariamoci a ricevere il dono grande che Gesù vuole farci perché la nostra gioia sia piena. Beate noi se troverà così la nostra vita: “nascosta in Dio per lasciarci lavorare come Lui vuole”. Sorella Lavinia, Sorella modello, prega per noi!  

            A tutte il mio abbraccio e il mio saluto fraterno nel Signore! Pregate per me.

Madre Lucia Bressan           

 

[1] L. Perez, Lettera a Padre Natale, 1 settembre 1911.

[2] L. Perez, Siamo le sorelle della Piccola Casa di Nazaret. Cosa si faceva nella piccola Casa di Nazaret? – Pensieri, 23 novembre 1911.

[3] L. Perez, Scritti, 2 gennaio 1912.

[4] L. Perez, Scritti, 2 gennaio 1912.

[5] L. Perez, Scritti, 2 gennaio 1912.